ACUD (2011)
by ACUD quartet


MUSICIANS
Tiziano Ruggeri - trumpet
Piersimone Crinelli - baritone sax
Stefano Nunzi - double-bass
Andrea Nunzi - drums
Manlio Maresca - guitar on track 9
Jacopo Ruggeri - guitar on track 05

TRACKS
1 - Terrapin (S.Barrett)
2 - Kofi (T.Ruggeri)
3 - Here I Go (S.Barrett)
4 - Sgruppin Around (T.Ruggeri)
5 - Manic Depression (J.Hendrix)
6 - Moonlight In Vermont (Blackburn-Suessdorf)
7 - Odds And Evens (T.Ruggeri)
8 - Wined And Dined (S.Barrett)
9 - Pessime Abitudini (M.Maresca)


INFO

“Conosco personalmente tutti i musicisti coinvolti nel compact disc che spero vivamente stiate già ascoltando mentre leggete queste brevi note. Tutti attorno "alla trentina" abbondante, anno più anno meno, appartengono a una generazione pragmatica e disincantata che sembra mostrare un tratto caratteristico, secondo me, assai degno di nota: poche chiacchiere e molta sostanza. Le loro qualità, per altro, non sono certo una novità, trattandosi di musicisti che hanno avuto modo di farsi apprezzare da tempo e in moltissime occasioni, sia in tanti piccoli gruppi sia in ambito orchestrale (specialmente i due fiati), e l'orchestra, è risaputo, è una palestra senza rivali. Fra una collaborazione e l'altra, i quattro hanno focalizzato le loro energie in un gruppo stabile e in un progetto sonoro ben preciso: ottima decisione, perché sempre foriera di ulteriore crescita.

   Nel panorama piuttosto ristretto degli specialisti del sassofono baritono, Piersimone Crinelli si è ritagliato un'identità ben riconoscibile grazie a un suono molto personale, particolarmente robusto, netto, preciso, e a un fraseggio moderno dalle articolazioni tenoristiche (in passato ha studiato anche con Steve Grossman, sarà forse per questo?). Tiziano Ruggeri è un trombettista dal suono solido, sincero e immediato che, grazie al cielo, rifugge dalle leziosità alla Miles alle quali la maggior parte dei trombettisti planetari sembrano incapaci di rinunciare, preferendo invece concentrarsi sulle architetture del fraseggio e anzi comunicando l'ormai raro piacere di "sorprendersi" e dunque sorprenderci. I fratelli Stefano e Andrea Nunzi sono una bella realtà del Jazz nostrano e già ben conosciuti e richiesti ovunque come una delle migliori macchine da swing in circolazione. Quando si swinga con tale cognizione di causa (cosa rara), si può poi, a mio avviso, suonare qualsiasi altro ritmo con la massima disinvoltura.

  Inevitabilmente la sonorità dell'Acud Quartet ci ricorda lo storico e amatissimo quartetto pianoless di Gerry Mulligan, gruppo dallo stile inconfondibile entrato nella Storia del Jazz e ben conosciuto da ogni appassionato. Pur essendo entrato, il sound di quel memorabile gruppo, nel DNA dei nostri musicisti (sono i primi ad ammettere la loro primaria fonte d'ispirazione), le analogie finiscono subito qui. Le loro composizioni originali, ovvero la maggior parte del repertorio, traggono infatti ispirazione da matrici assai diverse e decisamente più moderne, e i loro "omaggi" sconfinano anche nel mondo della musica Rock, come dimostra il bell'arrangiamento diManic Depression di Hendrix, a mio avviso fra le pagine migliori del disco, o Wined and Dined di Syd Barrett.  Dunque in questo primo lavoro si avverte subito l'esigenza di emancipare un sound di partenza a sensibilità e urgenze espressive contemporanee: una strada, per la verità, che personalmente avverto come appena iniziata, intravvedendone bene altri e nuovi sviluppi dietro l'angolo.

   L'Acud Quartet, questi amici, sono parte di una realtà jazzistica (quella romana e su più larga scala italiana, specialmente giovanile) in continuo fermento e gravida di segnali di vitalità indiscutibili, ma spesso costretta in un underground urbano avaro di opportunità e scarsamente visibile, spesso anche agli addetti ai lavori. Vorrei tanto un giorno commentare anche un analogo segno di vitalità da parte delle istituzioni, perennemente prive d'iniziativa rispetto a una seria politica culturale nel settore, o da parte del pubblico nostrano, sempre pronto ad abbuffarsi con l'ennesima pizza mal cotta invece di andarsi a sentire un bel concerto di Jazz, per esempio dell'eccellente Acud Quartet, per metà della cifra o anche meno.”

Maurizio Giammarco (Aprile 2011)


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